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  • Normativa sui coltelli e spray
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LameLancette
VENDITA E POSSESSO
COLTELLI E SPRAY AL PEPERONCINO
RIASSUNTO NORMATIVA

Riassunto Normativa sulla coltelleria

Dalle armi proprie si differenziano  le armi c.d. improprie, la cui elencazione, ancorché non tassativa; è contenuta nell'art. 4 comma 2 L. n.110/1975. Sono questi gli oggetti che, pur avendo una diversa, specifica destinazione (come strumenti da lavoro, o di uso domestico, agricolo, scientifico, industriale), possono tuttavia occasionalmente servire, per caratteristiche strutturali, o in riferimento a determinate circostanze di tempo e di luogo, all'offesa alla persona. Ne consegue che è vietato il porto di tali armi improprie fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, ovvero senza la sussistenza di valide ragioni inerenti alla diversa specifica destinazione.
Il comma 1 dello stesso art. 4 L. n. 110/1975 si riferisce invece con tutta evidenza alle armi proprie, da sparo e non da sparo, quali le mazze ferrate, i bastoni ferrati, gli sfollagente e le noccoliere, secondo la nozione data dai richiamati art. 585 c.p., 30 T.UL.P.S., sancendo il divieto assoluto di porto fuori dall'abitazione o nelle appartenenze senza 1' autorizzazione prescritta dal terzo comma dell'art. 42 T.U. L.P.S.

 

Spray al peperoncino (OC)

Il Ministero, dopo aver sentito la Commissione Consultiva Centrale per le Armi, ha stabilito che fossero di libera vendita bombolette contenenti olio di peperoncino in limitata quantità. Esso ha infatti rilevato che lo OC è una sostanza naturale irritante al pari del pepe o del sugo di limone, le quali irritano solo se usate in modo improprio e la cui desti-nazione naturale non è quindi l’offesa alla persona; ha poi ritenuto che le bombolette di modesto contenuto “non avessero l’attitudine a recare offesa alla persona ai sensi dell’art. 2 della legge 18 aprile 1975 nr. 110 e s. m.”. (Circolare Ministero dell'Interno 9 gennaio 1998 n. 559/C-50.005-A-77(98) e altre successive).

COLTELLI E LA NORMATIVA

Nel nostro paese la materia delle armi, vere presunte o potenziali che siano, è stata sempre oggetto di particolari attenzioni da parte del potere costituito, e ciò indifferentemente dalla forma dell'esercizio del potere stesso. Bisognerebbe ripercorrere la storia dei complicati rapporti intercorrenti tra classi dirigenti, classi popolari, ordine pubblico, necessità lavorative, istanze sociali e politiche per comprendere appieno l'humus su cui è cresciuta la strana pianta della normativa sulle armi.. Basti dire che tali rapporti sono ancora difficoltosi e a riprova di ciò' si può rilevare ,come, attualmente, la materia sia fondamentalmente regolata da normative come il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e dalla legge nr. 1 10 del 1975. Il primo è un peculiare prodotto della dittatura fascista, teso a irreggimentare tutte le attività, produttive e ludiche, del paese; la seconda è una delle leggi emergenziali, specifica risultante delle fortissime tensioni sociali e politiche degli anni settanta. Pertanto la materia delle armi e gli oggetti potenzialmente tali è di fatto stata regolata da normative che nascevano per regolare tutt'altro, a discapito ovviamente della chiarezza e della certezza; conseguenza di ciò sono gli ampi spazi per le interpretazioni ed i liberi convincimento dei magistrati nonché l'ampia discrezionalità delle autorità preposte all'ordine pubblico.

Cerchiamo comunque di fare un po’ di ordine:

 

ARMI E STRUMENTI ATTI AD OFFENDERE

La distinzione giuridica, non tecnica, tra arma e strumento atto ad offendere si rileva, in modo comunque non definitivo, dagli art. 30 T.U.L.P.S.; 45 e 80 Reg. es. TULPS; 4 L. 110/75 nonché dall'art. 585 del codice penale (ma solo agli effetti della legge penale stessa). L'art. 30 del TULPS dice testualmente che per armi si intendono: 1) le armi proprie, cioè quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona; 2) le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti , ovvero gas asfissianti o accecanti.

L'art. 45 del regolamento di esecuzione del TLTLPS narra testualmente: "per gli effetti dell'art. 30 della legge, sono considerati armi gli strumenti da punta e da taglio, la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, come pugnali, stiletti e simili. Non sono considerati armi  per gli effetti dello stesso articolo, gli strumenti da punta e da taglio, che, pur potendo occasionalmente servire all'offesa, hanno una specifica e diversa destinazione, come gli strumenti da lavoro, e quelli destinati ad uso domestico, agricolo, scientifico, sportivo, industriale e simili".

Per una prima e fondamentale distinzione , dunque, si deve risalire alla destinazione dello strumento in specie e cioè capire a quale scopo è stato costruito e a quale uso è estrinsecamente votato. In poche parole è chiaro, storicamente accertato, socialmente e culturalmente condiviso che pugnali, stiletti, daghe, spade, sciabole, tanto per fare degli esempi, sono sempre stati prodotti a scopo di offesa alla persona se non esplicitamente per la guerra. E' parimenti pacifico, accettato in modo uniforme (anche dalla giurisprudenza e dalle autorità di P. S.), indirettamente sopportato dalla legislazione vigente, che i coltelli (a serramanico o a lama fissa) sono normali strumenti, atti comunque ad offendere, alla pari di tanti altri come le accette, le seghe, le roncole, le forbici e tutti quelli variamente destinati alle diverse attività umane.

Non sempre però tale classificazione è così netta; ad esempio, recentemente, la Corte di Cassazione, con più sentenze, ed a ruota il Ministero dell'interno, hanno classificato il coltello a scatto come arma comune non da sparo, cioè arma bianca propria (approfondiremo il discorso nel seguito dell'articolo). Un altro esempio: la balestra, dopo varie sentenze e circolari contraddittorie, è stata finalmente classificata come strumento atto ad offendere, alla pari dell'arco, pur essendoci forti dubbi sulla destinazione naturale di ambedue gli strumenti (originariamente destinati alla guerra, oppure alla caccia o alle attività sportive ?). Anche in letteratura, come in certe larghe

interpretazioni delle autorità preposte all'ordine pubblico, la classificazione di certi strumenti perlomeno azzardata: considerare, come è stato fatto, il machete arma bianca propria, contrasta nettamente con il principio classificatorio fin qui adottato, relativo alla naturale destinazione dello strumento in specie, il quale, comunque lo si guardi, è da ritenersi decisamente uno strumento destinato all’attività agricola e non all'offesa alla persona.

Come potete vedere tutto è relativo

Ci viene in parziale aiuto, per l'effimera gioia dei collezionisti di temperini e simili, l'art. 80 del Regolamento di esecuzione del TULPS, il quale contrariamente agli altri prima citati, è fin troppo pedante, e sicuramente restrittivo; esso recita: "Sono fra gli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, che non possono portarsi senza giustificato motivo a, norma dell'art. 42 della legge (in parte abrogato dalla L. 110/75 Nda) : i coltelli e le forbici con lama eccedente in ---4 lunghezza i quattro centimetri , le roncole, i ronchetti, i rasoi, i punteruoli, le lesine, le scuri, i potaioli, le falci, i falcetti, gli scalpellini, i compassi, i chiodi, e, in genere gli strumenti da punta e da taglio indicati nel secondo comma dell'articolo 45 del presente regolamento. Non sono tuttavia, da comprendere fra detti strumenti: a) i coltelli acuminati o con apice tagliente la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri di lunghezza, non superi i centimetri sei, purché il manico non ecceda in lunghezza centimetri otto e, in spessore, millimetri nove per una sola lama e millimetri tre in più per ogni lama affiancata; b) i coltelli e le forbici non acuminati o con apice non tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri non superi i dieci centimetri di lunghezza. Definire 'coltelli" oggetti con tali misure è certamente limitativo se non addirittura comico; comunque secondo il soprascritto articolo i "coltelli" che rispettino tale misura sono da considerarsi nemmeno potenzialmente capaci all'offesa e perciò alla stregua di una penna e meno pericolosi di un accendino. Dicevo però prima che la gioia degli amatori di tali coltelli è effimera e ciò in quanto la Corte di Cassazione nel 1983 ha definitivamente ritenuto che la legge 110/75 abbia di fatto abrogato l'art.80 anzidetto, per cui ogni coltello, a prescindere dalle misure, è da ritenersi tra gli strumenti atti ad offendere così come individuati dall'art.4 della L. 110/75. E allora vediamo questo articolo di legge.

L'articolo quattro della legge nr. 1 1 0 del 1975, pur dovendo in sostanza regolare soltanto il porto di armi e strumenti atti ad offendere, in qualche modo invece li classifica; ne riporto ampi stralci: "non possono essere portati, fuori dalla propria abitazione o dalle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate, o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere. Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta e taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona"; vi riporto anche l'ultimo comma dell'articolo, giusto per farvi capire il clima dell'epoca: "Non sono considerate areni ai fini delle disposizioni penali di questo articolo le aste di bandiere, dei cartelli e degli striscioni usate nelle pubbliche manifestazione e nei cortei, ne gli altri oggetti simbolici usati nelle stesse circostanze, salvo che non vengano adoperati come oggetti contundenti".

Indirettamente dunque, l'art.4, distingue tre categorie di oggetti:

1) quelli che, come mazze ferrate, noccoliere e altri, sono da considerarsi alla pari delle armi in quanto la loro destinazione naturale è l'offesa alla persona e sono particolarmente pericolosi;

2) quelli, tra i quali i coltelli, che pur essendo strumenti destinati a varie attività, conservano un certo grado di pericolosità potenziale;

3) quelli che, soltanto in determinate condizioni assumono potenzialità offensive; tra questi probabilmente possiamo farci rientrare gli strumenti di cui all'art.80reg. es. TULPS (come i cosiddetti temperini.

Ora, quando la legge parla di "circostanze di tempo e di luogo", ci sono situazioni che in maniera intuitiva ed ovvia sono ricomprese nella predetta definizione, per esempio "durante" la partita "allo stadio" o "durante" un comizio "in luogo pubblico" e via di seguito; è comunque inquietante che l'individuazione di tali circostanze possa essere lasciata alla libera interpretazione dei soggetti preposti all'ordine pubblico, non per mancanza di fiducia nel loro operato ma perché, non essendoci criteri ben precisi, l'interpretazione della nonna è suscettibile di ampie variazioni a seconda del momento e a seconda del "clima politico". Nella legge comunque si fa un riferimento preciso al concetto di "riunione pubblica" nel corso o in prossimità della quale è assolutamente vietato portare uno qualsiasi degli oggetti rientranti nelle tre citate categorie. E' anche vero, però, che spesso sono proprio la fattura tecnica e le caratteristiche oggettive dello strumento a destare notevoli dubbi: se la lama a due o più fili è caratteristica indubitabile delle areni bianche, come ci si comporta con la lama ad un filo ed un terzo (tipica sia delle armi bianche che- di antichi strumenti da punta e taglio per la caccia)? oppure con la lama che abbia un filo normale ed un altro interamente seghettato (tipo i coltelli da sopravvivenza)? E la baionetta-coltello del kalashnikov la cui lama è ad un filo e però la destinazione è in parte l'offesa alla persona ed in parte lo strumento (funziona anche come tranciacavi)?

Nei casi di dubbia interpretazione è dunque da ritenersi indicativa la giurisprudenza, la quale però è necessariamente contraddittoria in quanto essa si esprime sempre in relazione a fatti specifici, e non ha pretesa di "generalità". E non potrebbe essere diversamente dato che essa non può certo sostituire la volontà del legislatore ma ne può solo applicare le intenzioni tenendo conto della peculiarità dalla fattispecie.

E ora una piccola notazione finale: per gli effetti dell'art.585 C.P. (aggravanti) tutti gli strumenti atti ad offendere,(per cui anche i coltelli) sono da considerarsi armi ma soltanto se vengono considerati come aggravante specifica nel compimento di determinati reati e soltanto agli effetti della legge penale: per cui non spaventatevi troppo se incappate in sentenze che considerano armi, per esempi, anche i coltelli a serramanico, perché sono sentenze relative au'applicazione della legge in una fattispecie penale.

DETENZIONE PORTO TRASPORTO

La classificazione di un oggetto come arma o come strumento atto ad offendere assume rilevanza notevole nella disciplina della detenzione, del porto e del trasporto dell'oggetto stesso: le armi comuni non da sparo (bianche) possono essere vendute solo da esercizi commerciali muniti di apposita licenza di P.S. rilasciata dal Questore o dal Prefetto; possono essere acquistate, anche tramite cessione tra privati, solo da soggetti muniti di titolo autorizzatorio rilasciato dalle stesse autorità (nulla osta acquisto armi, porto di pistola, porto di fucile uso caccia, licenza di collezione per armi antiche e artistiche e rare); ne va denunciata la detenzione presso le autorità competenti (commissariati P.S. eventualmente comandi C.C.); non possono assolutamente essere portate; possono essere trasportato solo previo avviso scritto alle autorità stesse; - possono essere cedute solo a persone munite di titolo autorizzatorio previa dichiarazione alle autorità di P.S.

Diversamente gli strumenti atti ad offendere (i coltelli nel nostro caso) possono essere liberamente venduti da esercizi commerciali muniti di licenza comunale, con l'eccezione della vendita ambulante che &ve essere autorizzata dalla Questura competente per territorio; possono essere liberamente acquistati; non sono soggetti alla denuncia presso le autorità di P.S. ; possono essere liberamente trasportati ; possono essere portati solo se vi sia un giustificato motivo. Attenzione però : sia il trasporto che il porto con giustificato motivo sono vietati se avvengono in una riunione pubblica (è previsto l'arresto in flagranza).

Chiariamo anzitutto la differenza tra porto e trasporto:

la normativa non fa una distinzione precisa per cui bisogna al solito rifarsi alla giurisprudenza, tenendo presente comunque che spesso anche essa è incerta e contraddittoria, stante la difficoltà concettuale di ben delimitare il confine tra le due categorie. In ogni caso diverse sentenze della Corte di Cassazione ravvisano il criterio distintivo tra le due fattispecie nella possibilità o meno di utilizzazione immediata dello strumento in esame: in sostanza si tratta di "porto" quando lo strumento, pur non essendo addosso al soggetto , si trovi comunque nella pronta disponibilità per un uso quasi immediato, mentre sì configura il trasporto quando lo strumento stesso non è suscettibile di pronta utilizzazione e viene preso in considerazione solo come oggetto inerte di una operazione di trasferimento da un luogo ad un altro.

E' appena il caso di notare quanta difficoltà ci sia nella definizione astratta di fattispecie che sfuggono, nel concreto, a delimitazioni. precise, per cui è tutto in pratica rimandato all'esame caso per caso, senza generalizzazioni inutili fuorvianti.

Per quanto attiene invece il concetto di giustificato motivo senza il quale non si possono portare strumenti atti ad offendere, possiamo individuarlo nell'uso effettivo che deve essere strettamente relazionato all'uso a cui tali strumenti sono naturalmente destinati. '

Facciamo qualche esempio: chi si trovi a "trasportare" un coltello dal luogo dell'acquisto alla propria dimora, non compie nessuna infrazione; lo stesso dicasi per colui che si troverà a trasportare un coltello dalla propria abitazione ad un arrotino per effettuare l'affilatura o presso qualche coltellinaio per effettuare delle riparazioni o restauri; ìl barbiere che trasporta il rasoio dal luogo dell'acquisto alla propria bottega, o il falegname che trasporti i propri strumenti da taglio per effettuare delle riparazioni a domicilio; o il tosatore di cani che trasporti i propri strumenti non commettono certamente alcuna infrazione.

Altrettanto dicasi, per esempio, per il cercatore di funghi che "porta" il coltello all'uopo destinato, a meno che, invece di trovarsi in montagna nella stagione adatta, si trovi a passeggio per Via del Corso; "porta" con giustificato motivo, fuori della propria abitazione, una roncola, il contadino che deve usarla nei campi come il boscaiolo "porta" tranquillamente un'accetta per poter tagliare la legna, a meno che entrambi non si trovino ad una "prima" teatrale o in una libreria o in giro per negozi; un machete che ha una destinazione d'uso ben diversa; lo stesso machete può essere "portato" da chi sta aprendosi un varco nella selva, ma la stessa persona non può portare il fucile da sub, visto che nella selva gli servirebbe ben poco. Gli esempi possono essere infiniti; per questo ogni fattispecie va esaminata e analizzata nelle proprie peculiarità.

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